Everesting Faido–Carì: 10 salite per sostenere la Corsa della Speranza
Ci sono sfide che nascono come imprese personali e che, strada facendo, possono trasformarsi in qualcosa di molto più grande. Il 12 settembre 2026, sulle strade tra Faido e Carì, prenderà il via una sfida sportiva davvero particolare: affrontare 10 volte in bicicletta la salita da Faido a Carì, sostenendo attraverso questa impresa la Corsa della Speranza e il nostro impegno a favore della ricerca contro il cancro.
10 volte Faido–Carì
I numeri raccontano già molto della difficoltà della sfida. Ogni salita misura circa 11,6 chilometri, con 915 metri di dislivello.
E dovrà essere ripetuta 10 volte. La partenza è prevista da Piazza Stefano Franscini a Faido, sabato 12 settembre intorno alle ore 7.00. Da quel momento inizierà un lungo susseguirsi di salite e discese che dovrebbe concludersi nella tarda mattinata di domenica 13 settembre. Un'impresa che richiederà preparazione, resistenza e soprattutto una grandissima determinazione. Ma dietro ai chilometri e al dislivello c'è un obiettivo ancora più importante.
Una sfida a sostegno della Corsa della Speranza
L'Everesting Faido–Carì sarà infatti anche un'occasione per sostenere la Corsa della Speranza. Chi desidera partecipare all'iniziativa potrà farlo attraverso una donazione, contribuendo così concretamente alla nostra missione e al sostegno della ricerca contro il cancro. Ma il sostegno non deve necessariamente essere economico. Questa impresa nasce infatti con il desiderio di essere condivisa.
Vuoi affrontare una salita insieme a lui?
Durante le 10 ascese, chiunque ami il ciclismo e abbia voglia di partecipare potrà raggiungerlo e percorrere insieme a lui una o più risalite da Faido a Carì. Non è necessario affrontare l'intera sfida. Si può partecipare per una sola salita, per due o per quante le proprie gambe e la propria voglia permetteranno.
Un modo semplice ma bellissimo per trasformare una sfida individuale in un momento collettivo e per dimostrare che sostenere qualcuno significa, a volte, semplicemente decidere di percorrere un pezzo di strada al suo fianco.
Ci sono tanti modi per esserci
Il 12 settembre, quindi, ognuno potrà scegliere come partecipare. Si potrà salire in bicicletta e condividere qualche chilometro, sostenere l'impresa con una donazione, far conoscere l'iniziativa condividendola sui propri canali oppure raggiungere Faido e Carì per fare sentire il proprio incoraggiamento. Perché dietro questa sfida non ci saranno soltanto 10 salite, 116 chilometri in ascesa e oltre 9.000 metri di dislivello. Ci saranno soprattutto persone unite da uno stesso obiettivo.
Trasformare la fatica in sostegno, i chilometri in speranza e una sfida personale in qualcosa capace di fare del bene. Vi aspettiamo il 12 settembre a Faido. E a chi deciderà di affrontare anche solo una salita insieme a lui diciamo già da ora: grazie per essere parte di questa impresa.
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Partiamo da te: chi sei quando non sei in sella a una bicicletta?
Sono l’orgoglioso papà di Ian e Amélie e il compagno di Chantal. Mi occupo di fisioterapia da più di 20 anni.
Che rapporto hai avuto con lo sport nel corso della tua vita? Sei sempre stato uno sportivo?
Ho sempre praticato sport fin da piccolo. Ho sempre sciato, ho avuto una breve parentesi con il karate e l’unihockey e sono stato arbitro per due decenni. La bicicletta, però, è sempre stata presente, fin dalle mie prime pedalate.
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Quando è nata la tua passione per il ciclismo? Ricordi il momento in cui hai capito che la bicicletta sarebbe diventata qualcosa di importante per te?
A 8 anni ho ricevuto la mia prima bicicletta nuova: una Swiss Olympic a 8 marce, con portapacchi, luce a dinamo e parafanghi.
Dopo pochi mesi ho affrontato la mia prima salita a Sobrio, partendo da Lavorgo, in solitaria. Quella fu la mia prima vera gita in bicicletta e ne seguirono parecchie.
Ricordo poi un’uscita a 14 anni con mio padre e un amico. Partendo da Lavorgo siamo saliti in Piora, abbiamo raggiunto il Passo dell’Uomo e siamo rientrati passando dalla Valle di Blenio e da Biasca.
Penso sia stato proprio allora che ho capito che, grazie alla bicicletta, avrei potuto vedere luoghi meravigliosi.
Cosa trovi nella bicicletta che non trovi altrove?
La bicicletta offre solitudine, introspezione, fatica, sudore e dolore che, se dosati, mi portano a un benessere e a un piacere duraturi.
È come meditare, ma muovendosi. È come litigare e fare pace con sé stessi.
Adoro sentirmi in movimento e adoro viaggiare. Unire fatica e scoperta di nuovi luoghi è quindi un’accoppiata vincente.
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Arriviamo a questa impresa: 10 volte Faido–Carì. Da dove nasce un’idea così?
L’anno scorso il mio amico Ape ha organizzato per i ragazzi del VC3VB una mini-conferenza. Il relatore era Samuele Filippi, che nel 2025 ha completato al secondo tentativo l’Everesting in bicicletta sulla Lugano–Brè.
Fino ad allora non avevo mai sentito parlare di questa sfida.
A fine luglio 2026 Samuele ha poi completato un doppio Everesting salendo al Gottardo, con 20 risalite dalla Tremola, e io l’ho accompagnato per sette volte.
Durante quelle salite, lente e soprattutto notturne, è maturata l’idea di sfidare me stesso in un’impresa simile.
Pochi giorni dopo ho annunciato alla mia famiglia che avrei fatto l’Everesting da Faido a Carì.
Perché proprio Faido–Carì? Questa salita ha un significato particolare per te?
Come prima scelta avevo in mente Lavorgo–Sobrio. È la salita, e la discesa, che conosco meglio in assoluto e che ho percorso in bicicletta più di 200 volte nella mia vita.
Poi, per questioni pratiche legate alla pendenza e alla lunghezza, ho optato per la salita a Carì. In pochi chilometri permette di superare poco più di 900 metri di dislivello, con pendenze piuttosto abbordabili.
Fino a poco tempo fa non aveva per me un significato particolare. Da quando ho iniziato a preparare questa sfida, però, è diventata la salita che mi ricorda il mio amico Mariolin, scomparso recentemente in un incidente motociclistico.
Abitava a Molare. Ogni volta che passo da lì, il pensiero va a lui e alla sua famiglia.
Questo Everesting è dedicato a lui.
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Quando hai pensato per la prima volta: “Lo faccio davvero”? Qual è stata la sensazione: entusiasmo o un po’ di sana follia?
La prima volta è stata quando l’ho detto al di fuori della cerchia della mia famiglia. A quel punto non potevo più tirarmi indietro.
L’entusiasmo penso che lo proverò all’arrivo della decima salita, quando abbraccerò e bacerò Chantal e le dirò: “Ce l’ho fatta”.
Per me è un’impresa un po’ folle, perché non ho mai fatto qualcosa del genere.
11,6 km e 915 metri di dislivello da ripetere 10 volte: cosa ti preoccupa maggiormente? Le gambe, la notte, la stanchezza o la testa?
La mia testa mi ha permesso di raggiungere ogni obiettivo che mi sono prefissato nella vita. Le gambe so di averle, adoro pedalare di notte e la stanchezza so gestirla.
Cosa mi preoccupa maggiormente? Nulla.
Non ho niente da perdere, tutto da guadagnare e la possibilità di compiere un gesto a favore della Corsa della Speranza.
E invece, qual è il momento che non vedi l’ora di vivere?
Non vedo l’ora di condividere questa esperienza con tutti coloro che compiranno un gesto di solidarietà.
In questo momento sono impaziente, non vedo l’ora di cominciare. L’ignoto mi affascina e sarà bello scoprire, salita dopo salita, chi mi accompagnerà.
Ho già ricevuto diverse adesioni spontanee, sia da amici sia da persone che avrò il piacere di conoscere strada facendo.
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Hai deciso di legare questa sfida alla Corsa della Speranza. Perché?
Inizialmente l’idea era quella di affrontare l’Everesting da solo. L’avevo confidato a mio figlio Ian durante una delle tante uscite insieme in bicicletta.
Poi ci ho pensato e mi sono detto che sarebbe stata un’occasione per legare la mia sfida personale a un’associazione che raccoglie fondi a scopo benefico.
In quei giorni stavo seguendo Malù che, insieme all’amico Giorgio, si trovava in Tagikistan. Sapendo che portava i colori della Corsa della Speranza, mi sono detto che sarebbe stata la persona giusta da contattare una volta rientrato in Ticino.
E così ho fatto.
Cosa significa per te trasformare una sfida personale in qualcosa che può aiutare anche gli altri?
Questa è la mia indole: da sempre mi dedico al prossimo.
La mia professione mi porta a dedicare molto tempo alle persone malate e in difficoltà. Provo un enorme piacere e una grande soddisfazione nel riuscire a portare calore, un sorriso ed energia positiva.
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Hai invitato le persone a raggiungerti e a pedalare con te anche solo per una risalita. Quanto sarà importante avere qualcuno accanto durante quelle ore?
Sarà importantissimo.
L’obiettivo non è il tempo impiegato, ma raggiungere Carì dieci volte. Questo permetterà a molte persone di cimentarsi sulla salita, perché la velocità di crociera sarà assolutamente abbordabile.
Ogni adesione sarà ricompensata con un GRAZIE e un abbraccio sincero. Dimostrerò sicuramente tutta la mia gratitudine.
A chi sta pensando “mi piacerebbe, ma una salita fino a Carì è troppo per me”, cosa diresti?
Provaci!
Non importa arrivare in cima, ma provarci.
E se davvero pedalare fosse troppo, apprezzerò tantissimo anche un sorriso, un abbraccio, una pacca sulla spalla o qualsiasi incitamento.
Sarà energia vitale.
E chi invece non pedalerà, come può sostenerti e sostenere questa iniziativa?
È molto semplice: con una parola buona, un messaggio, una telefonata o un post sui social.
Chi sarà sul posto e chi non potrà esserci potrà inoltre contribuire con una donazione alla Corsa della Speranza.
In questi giorni sui social circola il volantino con IBAN e QR code. Invito inoltre tutti a seguire la pagina Instagram @everesting.faido_cari, dove si possono trovare tutte le informazioni e, il giorno della sfida, anche il link per seguirmi live.
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Il 13 settembre, quando tutto sarà finito, cosa vorresti portarti a casa da questa esperienza?
Le emozioni che proverò saranno ciò che mi ricorderà per sempre quanto fatto.
Sarà fatica vera, fisica e mentale. Voglio portare a casa la sfida e con essa la soddisfazione personale di aver fatto qualcosa che ha come fine la raccolta fondi per la Corsa della Speranza.
E questa impresa resterà per me indissolubilmente legata al ricordo del mio caro amico Mariolin.
Se dovessi raccontare questa impresa con una sola frase, quale sarebbe?
«Questa domanda ponimela al mio rientro in Piazza a Faido, dopo la decima salita.»
Moreno partirà con una sfida davanti a sé fatta di chilometri, dislivello e fatica. Ma lungo quella strada non ci saranno soltanto dieci salite.
Ci saranno persone, incontri, ricordi, abbracci e un obiettivo che va oltre il risultato sportivo.
Perché, a volte, una sfida nasce per mettere alla prova sé stessi e finisce per diventare qualcosa di molto più grande.
Dieci salite. Un'unica grande sfida. E, soprattutto, una ragione importante per continuare a pedalare.

